Alessandro Salvini, Roberto Bottini
“Ciò che chiamiamo coscienza non è separabile dai linguaggi con cui costruiamo e rappresentiamo l’esperienza, storica e culturale, costitutiva dei rapporti di senso e di significato che ci riguardano. Questo libro ci aiuta a comprendere i problemi suscitati dall’inquieto inquilino che ci abita, a cui in ogni momento diamo vita e presenza, incontrandolo nelle molteplici possibilità del reale e dell’immaginato.”
Nonostante la crescita esponenziale del sapere scientifico la coscienza continua a essere una realtà elusiva e misteriosa. Con il termine coscienza si indica l’esperienza che facciamo del mondo attraverso noi stessi e di cui gli altri ci attribuiscono vari gradi di consapevolezza senso-percettiva e di controllo. Pur essendo noti alcuni dei meccanismi neurologici che la rendono possibile, la conoscenza di questi meccanismi rimane insufficiente o inadeguata a comprendere la sfuggente natura psicologica della coscienza. Difficoltà che secondo molti studiosi è dovuta a un insuperabile problema epistemologico.
Nel saggio Il nostro inquilino segreto sono raccolti i lavori di un gruppo internazionale, costituito da ricercatori e clinici, che si richiama all’opera di Julian Jaynes. Gli autori esplorano le differenti forme di cosa voglia dire ‘essere coscienti’, le identificano con i linguaggi usati e le azioni in cui siamo impegnati. Da ciò la pluralità delle sue possibili configurazioni. La coscienza non è una ‘cosa in sé’, un oggetto psichico, ma il nome che diamo a una classe di ‘operazioni’ interattive. Tra cui, ad esempio, il riflesso delle relazioni che intratteniamo con noi stessi, con gli altri e il mondo. Il risultato di questo ‘dialogo’ sistemico contribuisce a costruire i diversi modi di essere e di sentirsi coscienti.