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Creatività e innovazione nella scuola di comunicazione e potere personale


Come si svolgono i seminari e i percorsi di coaching della Scuola? Cosa avviene in aula, Roberta?

“Ogni aula è differente, così come ogni individuo, ogni professionista, ha caratteristiche uniche e irripetibili.  La formazione intesa come ricerca attiva è costituita da un nucleo centrale che non varia da gruppo a gruppo – il contenuto inerente il tema del seminario – e da una sorta di adattamenti che di volta in volta si costruiscono in base alla specificità del gruppo. Alla fine dell’incontro i partecipanti ‘portano a casa’ strategie e tecniche verbali e non verbali, da trasferire nella loro realtà, ed anche una parte del nostro sapere, maturato in venti anni di esperienza. Il fine è dare a ciascuno strumenti per conseguire i propri obiettivi”.

 

Barbara parte dall’attività sul palcoscenico, Roberta da quella come consulente e coach. Ma qual è il punto di contatto tra due esperienze professionali apparentemente tanto diverse?

“Ciò che ci accomuna è l’approccio che da tanti anni utilizziamo nel nostro lavoro, seppur in ambiti differenti. Barbara ed io agiamo da facilitatori: come nella consulenza di processo (ideata da Edgar Schein e utilizzata in ambito organizzativo, ndr) i trainer-facilitatori cercano di comprendere qual è il punto – nel singolo o nel gruppo – da cui far scaturire qualcosa che porti a un’evoluzione, una scoperta, un miglioramento. Di conseguenza la Scuola (intesa in senso ampio), costituita da laboratori ed esperienze di sviluppo della comunicazione in ambiti diversi, si nutre di un lavoro continuo, in costante divenire”.

 

Quindi, Barbara, seminari e percorsi di coaching che non si limitano a un’idea di “prodotto preconfezionato” …

“Anche. Oltre ai seminari di formazioni realizziamo percorsi di ricerca attiva, dove i partecipanti sono coinvolti attivamente in un processo di cambiamento e arricchimento delle loro abilità. Questa attività alimenta la nostra costante ricerca e ci permette di migliorare i nostri prodotti formativi”.

La specificità sembra essere nel metodo, il valore aggiunto nel processo.

“In aula c’è un continuo arricchimento di esperienze che Roberta  ed io portiamo e nello stesso tempo riceviamo dai partecipanti. E’ proprio questo a determinare il miglioramento continuo dei prodotti e servizi offerti dalla Scuola. L’obiettivo di ogni esperienza è quello di far innescare una reazione che prosegua”.

Ma chi sono i facilitatori?
Barbara e Roberta, intese in questo contesto come un unità (di valori, intenti, approccio al lavoro), hanno una visione di insieme, la capacità di cogliere, attraverso l’osservazione, aspetti diversi della comunicazione utilizzati nella costruzione delle relazioni. Lo sguardo di Barbara aiuta Roberta a capire cosa, nello spazio, è funzionale o meno; uno sguardo che permette di cogliere dalla superficie elementi che appartengono alla profondità.

 

Com’è nata questa esperienza, Roberta?

“L’idea di creare un progetto insieme prende vita a inizio 2007. In quel periodo Barbara, che conosco da tempo, mi raccontò di uno dei suoi ultimi spettacoli, “Madre”, che era in procinto di realizzare di lì a qualche tempo in Toscana. Colsi dalle sue parole un desiderio di tornare a lavorare (Barbara aveva da poco avuto la sua seconda figlia), ma ciò che più stimolò la mia curiosità fu il livello di ricerca che percepii celarsi dietro la creazione di questo spettacolo. In quel momento vidi molto chiaramente che dietro al lavoro di Barbara c’era un’elaborazione e delle scelte perfettamente allineati con i suoi valori e la sua etica. Nello stesso periodo, nel mio ‘mondo’, quello della formazione, si cercavano nuove esperienze, si sperimentavano anche in Italia nuovi modelli, come l’outdoor training (che ebbi modo di conoscere più da vicino in occasione della formazione dell’Esercito Italiano, realizzata insieme a Giorgio Nardone). Parallelamente, con la società di cui ero partner, stavo sperimentando un programma di formazione, portato in Italia da un gruppo olandese, che era veramente attraente dal punto di vista comunicativo, molto coreografico, un po’ meno interessante dal punto di vista dei contenuti. Una formazione, questa, molto motivante soprattutto in aula, un po’ meno efficace nel trasferire l’esperienza formativa nell’operatività al termine del percorso. Accanto a questo, si iniziava a parlare di teatro d’impresa, caratterizzato anch’esso da una forte componente scenografica, decontestualizzante e coinvolgente sul palco. In questo scenario  in cui si avvertiva il bisogno di novità, la prima esperienza d’aula realizzata insieme a Barbara fu proprio un seminario sul public speaking: il coinvolgimento di Barbara fu per me un’occasione per sviluppare qualcosa di nuovo, qualcosa che partisse da una sinergia di esperienze, valori, scelte e si arricchisse con la sperimentazione e la ricerca attiva”.

Cosa ti ha spinto a intraprendere questa avventura, Barbara?

“In quel periodo, a inizio 2007, nel mio percorso di danza si insinuarono delle letture che suscitarono il mio interesse ad approndire alcuni temi e a lavorare con degli psicologi. Fu proprio in quel momento che trovai in Roberta, una persona sensibile all’arte, alla ricerca, alla creatività, quello che cercavo. Ero attratta dalla terapia strategica (che unisce creatività, metodo e disciplina), dove la forma è anche sostanza. Trovai finalmente quell’approfondimento che prima mi mancava”.

In tutte le esperienze della Scuola le persone trovano qualcosa di concreto che possono utilizzare subito, con un metodo che coinvolge, ma  evita di forzare i partecipanti ad esprimersi o mettersi in gioco. Ognuno sceglie cosa portare e cosa prendere dall’esperienza a cui partecipa. Individualmente, nelle rispettive professioni, e insieme, in questo progetto che trasmette all’esterno l’idea di un’unica, forte, identità, Barbara e Roberta portano quell’arricchimento personale, frutto di professionalità e doti umane che accompagnano ogni loro lavoro.

           
 
 


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